Nascetta

L’autoctono ritrovato

Vitigno un tempo diffuso in Langa, è oggi presente in prevalenza nel comune di Novello e complessivamente conta ad oggi poco più di 50 ettari. Riscoperto grazie al lavoro di alcuni produttori su nuovi impianti effettuati negli anni ’90, dà origine a vini armonici e strutturati, che ben si prestano all’affinamento in legno.

I primi documenti che parlano della Nas-cëtta, conosciuta anche come «Nas-cëtta» o «Anascetta», raccontano di un vino straordinario. Nel 1877, lo studioso Giuseppe dei Conti di Rovasenda, nel suo «Saggio di un’ampelografia universale», definisce la Nas-cëtta «un’uva delicatissima e vino squisito». Queste prime notazioni svelano che la Nas-cëtta, un tempo, era vinificata dolce, apprezzata come vino aromatico in uvaggio con altri bianchi piemontesi. Anche la tradizione orale di Novello conferma la tesi: la Nas-cëtta era utilizzata come vino da Messa, dolce e leggermente passito, capace di resistere al tempo. Inoltre nella «Monografia Agraria sul Circondario di Alba», Lorenzo Fantini cita nel 1883 «L’Anascetta, vitigno che produce uva molto fine…È coltivata in buona quantità sul territorio di Novello, ove frutta egregiamente bene»

Il vitigno autoctono della Nas-cëtta è per natura delicato e incostante, molto difficile da coltivare, con produzioni che possono essere abbondanti o poverissime. Fu così che, nel corso del XX secolo, l’avvento di vitigni più remunerativi e, soprattutto, del Nebbiolo da Barolo, ne marginalizzarono la presenza fino quasi a causarne l’estinzione. La coltivazione non fu del tutto abbandonata, ma sopravvisse in rari e piccolissimi vigneti (il più antico dei quali datato 1948) ed in sparuti filari inframezzati ad altre tipologie, mantenuti più per affetto che per essere vinificati.